domenica 31 maggio 2009

Accoglienza della riforma

Riporto di seguito un articolo ricavato da Repubblica del 25/05/09 dove vengono riportati i primi commenti a caldo delle rappresentanze sindacali e un punto di vista.
Come sempre qualunque cambiamento viene accolto con critiche, forse è la solita strategia di fronte alle cose nuove, mettiamo le mani avanti non si s mai. Io personalmente ho fiducia che di fronte all'attuale situazione economica e difronte sopratutto al drastico calo di tecnici che escono dagli Istituti Tecnici e Professionali vi sia un reale investimento in questo settore che ricostituisca, magari su nuove basi, la cultura tecnica e professionale del nostro paese.

Repubblica 29-05-2009
Tecnici e professionali, si cambia. Meno ore, indirizzi e anche cattedre
di SALVO INTRAVAIA
Meno ore di lezione, più autonomia didattica, esperti esterni e migliaia di cattedre in meno. Ecco, in estrema sintesi, la riforma degli istituti tecnici e professionali approvata questa mattina in Consiglio dei ministri. Per i sindacati si tratta di un provvedimento che mira soltanto a fare cassa, cioè a tagliare posti di lavoro nella scuola. Secondo il governo "inizia oggi il processo di riforma della scuola secondaria". Come siamo abituati da tempo, si fronteggiano due visuali completamente opposte. I rappresentanti dei lavoratori giudicano la riforma una specie di "papocchio", per l'esecutivo è un provvedimento "storico", visto che non si riesce e mettere mano alla riforma delle superiori dal 1931.
Una cosa è certa, dal 2010/2011 più della metà degli studenti della scuola secondaria di secondo grado italiana (un milione e 400 mila su oltre 2 milioni e mezzo) faranno i conti con nuovi indirizzi e nuovi programmi. I regolamenti approvati sono tre: uno sull'istruzione tecnica, quello sull'istruzione professionale e il regolamento (in seconda lettura) sulla valutazione. "Il rilancio della cultura tecnica e professionale - ha spiegato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini - è la migliore risposta della scuola alla crisi, perché favorisce la formazione del capitale umano necessario per il rilancio del made in Italy e perché consente una pluralità di scelte formative integrate con la formazione professionale regionale, in contrasto con i rischi di dispersione scolastica".
Ma i sindacati sono tutt'altro parere. "Siamo ormai - dichiara Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil - al completamento del processo di destrutturazione del sistema scuola; il "riordino" dell'istruzione superiore ci consegna un sistema d'istruzione, non solo più povero ma completamente inadatto a rispondere al diritto all'istruzione e formazione previsto dalla Costituzione". Secondo il collega della Cisl scuola, Francesco Scrima, "così non si innova né si riforma". "La Cisl scuola ribadisce la propria contrarietà alla logica di risparmio di cui è pervaso tutto l'articolato", continua Scrima.
Ma di che si tratta? Attualmente l'istruzione tecnica in Italia è suddivisa in 39 indirizzi e quella professionale in 27 indirizzi. I nuovi istituti tecnici avranno invece 11 indirizzi suddivisi in due settori: Economico e Tecnologico. Del primo faranno parte 9 indirizzi (meccanica, meccatronica ed energia; trasporti e logistica; elettronica ed elettrotecnica; informatica e telecomunicazioni; grafica e comunicazione; chimica, materiali e biotecnologie; sistema moda; agraria e agroindustria; costruzioni, ambiente e territorio) del secondo due : amministrativo, finanza e marketing e turismo.
Anche gli indirizzi dell'istruzione professionale vengono decimati, passando a 6. Nel settore dei Servizi troveremo 5 indirizzi (servizi per l'agricoltura e lo sviluppo rurale; servizi per la manutenzione e l'assistenza tecnica; servizi socio-sanitari; servizi per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera; servizi commerciali) e nel settore industria e artigianato ritroveremo l'indirizzo delle Produzioni artigianali e industriali. Per tutti gli indirizzi l'orario settimanale passa a 32 ore. Ed è su questo che si rivolgono le critiche dei sindacati. In parecchi indirizzi le ore di lezione sono anche 36 (basti pensare al tecnico industriale ad indirizzo informatico) mentre negli istituti professionali si arriva a 40. Il taglio delle ore di lezione consentirà al governo di alleggerire gli organici di diverse decine di migliaia di cattedre.
Inoltre, la riforma degli istituti tecnici fra un anno coinvolgerà i ragazzi delle prime due classi. Compresi cioè coloro che quest'anno hanno scelto secondo un'altra organizzazione. "Non si possono cambiare le regole a partita avviata", dice il leader della Cisl scuola che continua: "Mentre le prime due classi inizieranno con nuovi programmi la terza e la quarta faranno 32 ore ma con i vecchi programmi". Un pasticcio.
Le 1.056 ore annuali (pari a 32 a settimana) saranno suddivise in insegnamenti generali per tutti gli indirizzi e insegnamenti obbligatori, che variano da indirizzo a indirizzo. Su quest'ultima quota, che si incrementa andando verso l'ultimo anno del corso, "possono essere utilizzati spazi di flessibilità" crescenti per adattare il curriculum "alla peculiarità del territorio". Lo studio delle lingue straniere verrà potenziato e all'ultimo anno è previsto l'insegnamento di una materia in Inglese. Gli istituti professionali, con quote orerie diverse, funzioneranno in modo simile.
L'organizzazione scolastica verrà inoltre modificata profondamente. I collegi dei docenti potranno articolarsi in Dipartimenti "per un aggiornamento costante dei percorsi di studio, soprattutto nelle aree di indirizzo". Verrà istituito "un Comitato tecnico-scientifico, con composizione paritetica di docenti ed esperti" del mondo del lavoro, delle professioni e della ricerca e per "migliorare l'organizzazione la funzionalità dei laboratori e la loro sicurezza" ci sarà un Ufficio tecnico. Le scuole potranno nominare esperti esterni con contratti d'opera, mentre le innovazioni introdotte verranno monitorate e valutate annualmente.
Il terzo regolamento approvato è quello che contiene le norme sul 5 in condotta, che reintroduce i voti in decimi sin dalla scuola elementare e che inasprisce dal 2010/2011 l'ammissione agli esami di maturità cui si potrà accedere soltanto con la sufficienza in tutte le materie, condotta compresa.

Riforma dell’Istruzione Tecnica e Professionale

È uscito il 29 maggio l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri la riforma dell’istruzione tecnica e professionale. Viene lanciata come la riforma che ha cambia la configurazione della scuola dopo 78 anni, in realtà di riforme della scuola superiore ne sono in atto già da 20 anni nei vari ambiti, e con varie sperimentazioni. Comunque questo è il contenitore vedremo, spero molto prima di Natale, il regalo cioè il maggior sostegno alle attività laboratoriali come promesso ed in particolare il ruolo che verrà assegnato a queste nuove tecnologie e alla information literacy.
Allego di seguito l’indirizzo di del testo emanato dall’ufficio stampa con le prime indicazioni.
http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2009_miur/280509.shtml
In una recente conferenza il Prof. De Toni, coordinatore della commissione che ha lavorato a questa riforma ha preannunciato la scomparsa del diploma di qualifica professionale e l’integrazione del percorso di ITS in alternativa agli IFTS come preparazione professionale superiore.
In attesa di ulteriori sviluppi
Aronne

martedì 26 maggio 2009

A proposito di stage

Mi occupo di stage scolastici da 15 anni, da quando la scuola in cui lavoro ha deciso di offrire questa opportunità ai nostri discenti.
Premetto che a livello pionieristico avevo gia conosciuto 10 anni prima questa pratica introdotta nei CFP, scontrandomi con varie diffidenze provenienti da tutti i settori interessati, alunni, famiglie ed imprese, sembrava la tipica iniziativa calata dall’alto.
All’epoca la diffidenza da parte dei docenti riguardava l’attendibilità di un insegnamento eseguito da professionisti di altro campo che l’educazione, tra l’altro su argomenti differenziati fra azienda e azienda.
L’opposizione delle famiglie riguardava la possibilità che i propri figli si trovassero a lavorare, a produrre beni commercializzabili senza che i propri figli potessero acquisirne un vantaggio non solo di tipo economico ma anche di immagine, ovvero troppo impreparati per fornire una buona immagine professionale di sè.
Da parte delle aziende, la diffidenza riguardava principalmente la mancanza di un contratto che vincolasse al segreto professionale, ovvero la trasparenza di quello che avveniva nell’azienda, rapporti tra persone, metodi di produzione, rapporti aziendali, conoscenza di usanze e metodi tipici.
In oltre si trattava di trasmettere le informazioni in modo controllato, cosa che avrebbero comunque fatto con un apprendista, ma svolto nei confronti di una persona che non aveva prospettive di assunzione.
Gli alunni, raramente vedevano di buon grado questa esperienza, in quanto non comprendevano le ricadute dirette sul percorso scolastico, impegnava tutto il loro tempo giornaliero per alcune settimane, e non era previsto nessun ritorno economico.
Queste diffidenze negli anni 80 erano molto forti, e la F.P. dovette imporre quasi a forza l’inizio di questa pratica, scatenando malumori generalizzati e vincere le resistenze delle aziende.
Negli anni 90 si vide l’interessamento delle organizzazioni professionali, campagne di adesione a iniziative stage vennero promosse dalle associazioni di categoria, in particolare partecipai presso la Camera di Commercio di Padova ad una promozione promossa dalla Confindustria in cui mi fu consegnato un testo, curato dal Prof. Renato Di Nubila[1] che riassumeva il significato dello stage.
Spero di non fare un torto al Professore citando due frasi che mi erano e mi sono apparse significative “Fare formazione diventa così un processo combinatorio in cui intenzione e azione sono strettamente collegate. Realizzare una esperienza di stage significa, prima di tutto, ottenere questa convergenza fra componenti-attori che vogliono provocare formazione in un contesto diverso dal tradizionale-formale; significa ritenere il lavoro come opportunità di formazione e, con il lavoro, l’azienda come sede e luogo di formazione”e più avanti “va infine tenuto presente, nella fase di preparazione e di fattibilità, che "lo stage da scuola parte e a scuola arriva" proprio perché la titolarità formativa dello stage rimane alla agenzia che lo propone (scuola, CFP, università…). Faccio notare che fra gli studiosi che si sono interessati a questa forma di apprendimento si annoverano anche il Prof. U. Margiotta e la Prof.ssa Donata Fabbri.
Questa attenzione sul fenomeno a le possibili ricadute didattiche hanno portato a un chiarimento sul ruolo dei vari attori della formazione, a fugare quelle preoccupazioni e false attese che questo tipo di attività comporta.
Oggi l’attività di stage può essere ben riassunta da queste slide in particolare dall’ultima.
http://share.dschola.it/berti/sociali/Lists/Announcements/Attachments/25/stage.ppt#1
Ho trattato quanto sopra per evidenziare il ruolo fondamentale del tutor scolastico nella realizzazione di questo tipo di interventi, della sua peculiare importanza nel promuovere ed assistere i giovani che fanno esperienza presso l’azienda nella necessità che questi nel suo agire sappia cosa sta provocando.
Per fare questo il tutor dovrà con il tempo costituire un rapporto fiduciario tra le aziende e la scuola, selezionare le aziende che si sono dimostrate sensibili alla formazione degli alunni attraverso un continuo monitoraggio sia da parte degli alunni che hanno partecipato a queste iniziative e sia attraverso un rapporto personale con l’azienda non eccessivamente compromettente. Spiegare ad ogni singolo alunno cosa troverà in azienda ed eventuali accorgimenti che dovranno avere in quella determinata azienda.
Cosa fondamentale avere quella competenza normativa che evita alle imprese ed agli alunni di trovarsi in condizioni non previste dalle leggi in vigore, almeno i principi fondamentali.
Essendo una attività didattica predisporre un sistema di valutazione che valorizzi le esperienze svolte.
Alcuni problemi si stanno evidenziando in questi ultimi anni, il ricorso a stage molto lunghi, ed integrato nei percorsi di studio portano a una certa insofferenza verso questo tipo di attività che si ritorcono anche verso i corsi, si sta manifestando il riemergere delle contestazioni iniziali, questa volta sarà più difficile giustificare questi stage molto lunghi.

[1] Lo stage formativo –Manuale per l’organizzazione e la gestione dello stage in azienda- a cura di Renato Di Nubila –SIPI ed. 1995

mercoledì 13 maggio 2009

Il concetto di privacy oggi

Come gia trattato nel cmap la privacy oggi si divide in due principi “il diritto di essere lasciato solo”, nessuno può interessasi a te, e la gestione di cosa si vuole far sapere di se.

Attualmente il secondo principio è di gran lunga più importante, quando si opera in un social network. Alcuni pericoli e comportamenti a rischio li ho trovati raccolti in questo sito

http://sicurezza7x24.spaces.live.com/ tra l’altro preannuncia la settimana della sicurezza in internet, dedicata principalmente nei social network, che si terra dal 16 al 23 maggio.

L’uso disinvolto degli strumenti di internet in particolare del web 2.0, può avere anche risvolti legali come viene evidenziato nel blog

http://mozenda.blogspot.com/2009/05/facebook-e-le-responsabilita-civili.html

Tutto questo certamente non incoraggia l’uso del web 2.0 in presenza di minorenni, e comunque imporre l’uso di questi strumenti pone se non altro qualche problema di coscienza.

Ci viene in contro la politica che ha rilevato il problema ma come al solito si sono divisi in opposte fazioni con soluzioni diametralmente opposte. Riporto questo blog unicamente perché mi sembra meno propagandistico di altri visitati su questo argomento

http://www.vicenzapartecipa.it/2009/03/internet-e-in-pericolo.html

Quello che mi sorprende che a livello europeo esiste già un codice di comportamento da insegnare ai ragazzi, ai docenti e alle famiglie da quel poco che ho potuto leggere, è piuttosto lungo, mi sembra rassicurante e fornisce vari consigli o prescrizioni. Peccato che anziché litigare su come limitare l’uso del web non si faciliti la conoscenza attraverso e la diffusione di questi testi.

http://www.coe.int/t/dghl/standardsetting/internetliteracy/hbk_EN.asp

La visione è gratuita in HTML peccato che sia solo in francese ed inglese.

Da una rapida ricerca su internet non sono riuscito a trovarne una traduzione in italiano, ne un mezzo di divulgazione che andasse oltre la semplice notizia.

Di fronte a questo interesse da parte della classe dirigente e dei media come può affermarsi una cultura che integri il web come strumento per la vita anche non scolastica nel quadro dell’apprendimento informale previsto dal Consiglio d’Europa 30/10/2000?

I paradigmi teorico-operativi del web2.0

Proseguo in questa sede quanto scritto nel forum.
Le letture che ci sono state proposte sono ricche di spunti per riflessioni. Per redare il mio intervento nel forum ho cercato di cogliere quelle che mi sono sembrate più significative cercando di cogliere i principali aspetti della formazione on line evidenziando alcuni quesiti che mi sono posto durante la lettura. Spero almeno di aver sbagliato poco.
Seguendo un invito del Prof. Petrucco ho cercato su internet altri punti di vista e saperne di più su questo argomento. Ho trovato questo blog di Giovanni Marconato molto completo ed interessante.
http://oltreelearning.blogspot.com/2009/03/gli-adolescenti-non-perdono-tempo-in.html
In particolare i link associati da cui è possibile trovare varie opinioni come quella di Adriano De Vita
http://woodle.it/bloglearning/
Comunque argomento molto interessante tutto, o quasi, da progettare da sperimentare, ed affinare, certamente reltà da non negare.
Come descritto in questo blog e relativa risposta di Marconato.
http://agatimario.blogspot.com/2007/06/web-20-bufale-e-acqua-calda.html
Sfortunatamente gli strumenti cambiano rapidamente, le mentalità meno.

domenica 5 aprile 2009

Proviamo anche ad inserire un'immagine
Speriamo che questa prova risponda alle richieste di Gianni altrimenti fammi sapere.